Rivista trimestrale d’informazione animalista. Organo ufficiale dell’Associazione svizzera per l’abolizione della vivisezione.

Fondata nel 1980 dalla ex-presidentessa Milly Schär-Manzoli è oggi diretta da Max Molteni e Natascia Gamba.

Il giornale viene pubblicato in tre lingue: italiano, francese e tedesco. 4 volte all’anno: marzo, giugno, settembre e dicembre.

Il giornale offre una panoramica sulle diverse attività svolte dall’associazione e propone articoli inerenti la vivisezione, le metodologie scientifiche-sostitutive, l’alimentazione vegetariana e altre tematiche legate alla difesa dei diritti degli animali.

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ORARI: LU-VE DALLE 14.00 ALLE 17.00

A FAVORE DEGLI ANIMALI E DELLA RICERCA BIOMEDICA

Nel 1885 si scoprì che le cellule potevano essere mantenute vive in colture cellulari fuori dal corpo. Da allora le tecniche di laboratorio per far crescere, sviluppare e mantenere cellule, tessuti e organi umani o animali in vitro (cioè al di fuori dell’organismo) sono enormemente progredite. Parlare di organi è ormai di linguaggio comune: fegato, cuore, cervello, ecc. sono organi del corpo umano. Banalizzando si può dire che gli organi sono formati da tessuti e i tessuti, a loro volta, sono formati da cellule. Tutto questo materiale umano rappresenta una delle più importanti risorse della ricerca biomedica. Forse rappresenta anche la più importante risorsa “sprecata” di questo tipo di ricerca. Il progetto ATRA ha lo scopo di creare un vero e proprio potenziamento di questa ricerca in Svizzera tramite la creazione di una o più Banche di Tessuti Umani.

 

È attualmente possibile usare tessuti umani per studiare malattie, conoscere le modalità di funzionamento del corpo umano, sviluppare e testare nuovi farmaci. Molte ricerche biomediche sono effettuate utilizzando tessuti ma, in modo apparentemente illogico, sono utilizzati principalmente cellule, tessuti e organi di origine animale.

Spesso gli scienziati discutono delle difficoltà di estrapolare all’uomo risultati ottenuti su animali ma, in questo caso, anche lo scienziato più a favore dell’uso di animali deve ammettere che, potendo scegliere, è meglio utilizzare direttamente tessuti umani che non tessuti animali per lo studio del corpo umano, delle sue malattie, delle sue cure. Principalmente l’uso di tessuti umani fornisce dati per la specie di interesse: gli esseri umani. Perché non utilizzarli in maniera costante invece di continuare ad utilizzare tessuti animali? Il principale problema è quello della difficoltà di un reperimento sufficiente e continuo di tessuti umani.

 

Gli scienziati possono essere riluttanti a pianificare progetti di ricerca a medio-lungo termine senza avere la garanzia che i tessuti saranno disponibili al momento opportuno. Problema che non sussiste mantenendo animali negli stabulari e sopprimendoli al momento necessario. Il problema della disponibilità di tessuti e organi umani per la ricerca è reale e sentito: non sono disponibili abbastanza tessuti per soddisfare la richiesta delle industrie e dei centri di ricerca pubblici. Il materiale umano può essere ottenuto come:

 

• surplus di tessuto chirurgico (che attualmente viene buttato via e diventa rifiuto sanitario);

• tessuto da donatore (quando non adatto a trapianto);

• tessuto post-mortem (da medicina legale.)

In molti Paesi, dove simili progetti sono già stati avviati, era stata evidenziata la preoccupazione che questo tipo di “donazione” di materiale umano potesse entrare in concorrenza con le donazioni per i trapianti e quindi potesse essere malvista sia dal pubblico sia dalle banche di tessuti esistenti (che si occupano solo di trapianti). In realtà si è visto che questo non avviene, perché molti organi e tessuti non sono comunque utilizzabili per i trapianti.

Ci sono vari modi di organizzare una o più Banche di Tessuti; questo progetto è stato preparato considerando:

• i motivi che, in altre nazioni, hanno portato al fallimento di progetti simili;

• i successi ottenuti in singole realtà;

• la situazione giuridica e scientifica svizzera.

L’idea portante del progetto è quella di non creare una singola Banca di Tessuti a livello nazionale, ma una rete di Banche di Tessuti coordinata, modificabile nel tempo e radicata nel territorio.

Essendo un progetto complesso in cui sono coinvolti aspetti etici, legislativi, scientifici e organizzativi, sono state identificate diverse aree di lavoro, tra cui:

• I Compiti istituzionali;

• Le Banche di Tessuti;

• Gli utilizzatori di tessuti.

 

I COMPITI ISTITUZIONALI

Il primo punto da affrontare è sicuramente quello della creazione di una normativa che detti le linee guida per l’utilizzo del tessuto umano. In alcune nazioni, la mancanza di tali linee guida ha portato a situazioni in cui patologi e chirurghi vorrebbero partecipare e contribuire alla creazione di Banche di Tessuti, ma hanno paura di eventuali conseguenze legali non essendo tutelati per legge su questo argomento. Inoltre molti tessuti umani, al momento, sono considerati “rifiuti sanitari” ed è quindi vietato utilizzarli in altro modo. Senza una normativa nazionale è impossibile creare Banche di Tessuti e, nel progetto ATRA, è stata già preparata una bozza di normativa.

 

LE BANCHE DI TESSUTI

Una Banca di Tessuti Umani è una struttura in grado di reperire, trattare, conservare e diffondere cellule, tessuti e organi umani. Dato che deve trattare materiale umano, l’idea fondamentale dovrebbe essere quella di una struttura No Profit, nel senso che qualsiasi forma di pagamento del lavoro svolto o di rimborsi spese, dovrebbe essere riutilizzata per il miglioramento della stessa Banca di Tessuti. Il progetto ATRA propone la creazione di diverse Banche di Tessuti distribuite nel territorio e situate direttamente all’interno di centri ospedalieri che rappresentano la fonte primaria dei tessuti. La maggior parte del materiale sarebbe ottenuto dagli stessi pazienti dell’ospedale. Risulterebbe tutto sommato semplice organizzare una lista settimanale di ciascuna operazione e valutare quali possibilità ci siano di procurarsi tessuti umani, dai resti di piccole operazioni chirurgiche o biopsie fino alle amputazioni di arti. Per quanto riguarda i tessuti post-mortem la situazione non è organizzabile né controllabile, ma rimarrebbe comunque il vantaggio di uno staff che già adesso è organizzato per essere sempre operativo. Inoltre è uno staff già organizzato a raccogliere in maniera differenziata e speciale i tessuti umani; l’unica differenza essenziale è che questi non verrebbero spediti all’inceneritore di rifiuti sanitari, ma ad un laboratorio di ricerca con il quale è stato sviluppato un accordo. Il vantaggio maggiore si otterrebbe per i centri ospedalieri universitari i cui ricercatori, (utilizzatori di tessuti) ed i chirurghi (fornitori di tessuti), lavorano per lo stesso istituto a pochi metri di distanza. Le Banche di Tessuti dovrebbero agire come custodi dei tessuti umani, coinvolte sia nel reperimento sia nella distribuzione ai ricercatori. Le Banche di Tessuti dovrebbero utilizzare un sistema di gestione dei tessuti che garantisca la privacy, per assicurare sia l’anonimato sia la tracciabilità delle donazioni. In questo modo è contemporaneamente possibile proteggere l’identità del donatore e fornire al ricercatore tutte le informazioni necessarie sulle caratteristiche biomediche del tessuto.

 

GLI UTILIZZATORI DI TESSUTI

Le ricerche che potrebbero utilizzare tessuti umani possono essere svolte sia in istituti pubblici, generalmente universitari, sia in centri privati nei laboratori delle aziende farmaceutiche. Dato che la Svizzera è uno dei più grandi produttori di sostanze chimico-farmaceutiche del mondo, l’industria privata è un enorme consumatore di tessuti.

1. Che cosa significa “vivisezione”?

La parola “vivisezione” letteralmente significa “sezionare da vivo”, con o senza anestesia. Nella sua pratica accezione comprende tutti gli esperimenti che si fanno su animali vivi (uomo compreso), allo scopo di: conoscere la funzione di certi organi, studiare l’azione delle sostanze negli organismi, esaminare la trasmissione delle malattie infettive, confermare la diagnosi di certe malattie. Chi esegue esperimenti su animali spesso preferisce usare il termine meno cruento di “sperimentazione animale”, che non richiama subito alla mente l’idea di tortura e violenza che si cela dietro questa pratica.

 

2. Chi fa vivisezione e dove?

Case chimico-farmaceutiche, istituti di ricerca, università, ospedali, enti spaziali e militari ovunque nel mondo. Ci sono multinazionali farmaceutiche che hanno i loro laboratori privati, ma ci sono anche Università dove si fa ricerca o dove si fa vivisezione a scopo didattico. Esistono anche centri che eseguono esperimenti “su commissione”: per esempio le ditte di cosmetici o di altre sostanze chimiche commissionano a questi laboratori i test per validare i loro prodotti.

 

3. Quanti animali sono impiegati in Svizzera nella ricerca?

I dati ufficiali sono forniti ogni anno dall’Ufficio Federale di Veterinaria (www.admin.ch). In media circa oltre mezzo milione di animali, ma vi sono buone ragioni di credere che siano molti di più. Non vi è infatti nessuna garanzia che i laboratori che effettuano esperimenti non sottoposti ad autorizzazione (ovvero quelli considerati “non dolorosi”) abbiano denunciato il reale numero di animali utilizzati per questo tipo di esperimenti, non essendoci a tal proposito alcun obbligo di legge. Inoltre un animale può essere sottoposto a più esperimenti e figurare una sola volta nelle statistiche.

 

4. A quali tipi di esperimenti sono sottoposti gli animali nei laboratori?

Effettuare vivisezione significa portare degli animali nei laboratori e sottometterli ad interventi e a test di ogni genere, in Svizzera come altrove: dai più comuni test di tossicità sui piccoli roditori (che comportano avvelenamenti e agonie atroci), agli altrettanto comuni test sul comportamento (che vengono spesso effettuati modificando le reazioni cerebrali con stimolazioni elettriche). Dai rapporti redatti dagli stessi vivisettori (vedi libro Olocausto) emerge una realtà raccapricciante: vengono ad esempio estirpati gli occhi a gatti e scimmie, oppure viene asportata la calotta cranica per conficcare elettrodi nel cervello; ai cani viene aperto l’addome per provocare artificialmente ostruzioni intestinali o per legare i vasi sanguigni, gli vengono rotte le ossa per poi tentare di ripararle. L’anestesia per legge può essere evitata se la finalità dell’esperimento lo richiede. Quando però viene effettuata al risveglio l'animale può provare dolori allucinanti, tanto che a volte la morte può rappresentare una vera e propria liberazione. Gli animali utilizzati appartengono alle più svariate specie: in maggioranza sono roditori (topi, ratti, cavie, criceti, conigli, porcellini d’India), ma vengono usati anche pesci, anfibi, cani e gatti, maiali, scimmie, volatili, bovini, ovini e tartarughe.

 

5. Chi paga tutto questo?

Nella maggior parte dei casi sia gli animali sia gli strumenti per vivisezionarli sono pagati con il denaro dei contribuenti, che i governi danno agli istituti di ricerca. Ma la vivisezione si finanzia anche con denaro privato, sottoforma di donazione, e con il denaro che le case farmaceutiche e le altre multinazionali versano per la ricerca.

 

6. È vero che la Svizzera possiede una legge severa riguardo alla sperimentazione animale?

Purtroppo no. La legge svizzera è molto permissiva anche confrontata con quella di altri paesi. In realtà anche la legge svizzera obbliga a testare tutte le nuove sostanze chimiche che vengono messe sul mercato e permette che nei laboratori siano inflitti agli animali anche gli esperimenti più dolorosi senza anestesia: secondo l’articolo 16, comma 2, della legge sulla Protezione degli animali (LPDAn), si può sperimentare senza anestesia se lo scopo dell’esperimento lo richiede. Questo significa dare ai vivisettori piena libertà. Vi sono esperimenti molto crudeli (come ad esempio quelli riguardanti le reazioni delle aree celebrali e nervose) che richiedono che l’animale sia completamente sveglio. I laboratori inoltre lavorano in modo segreto e quasi inaccessibile e anche le nostre possibilità di conoscenza reale e quindi di intervento sono molto limitate. La verità è che la vivisezione è un crimine contro l’etica e un insulto contro la scienza quindi non bisognerebbe regolamentarla, ma semplicemente abolirla.

 

7. È vero che la vivisezione è un “male necessario”?

È totalmente falso. Per quanto riguarda la ricerca medica questi esperimenti conducono spesso ad un vicolo cieco: un procedimento che induce artificialmente una malattia su animali sani, non dà nessuna garanzia agli esseri umani perché le reazioni fisiologiche variano moltissimo tra le specie e le malattie possono differire enormemente da quelle che si riscontrano naturalmente nell’uomo. La stessa cosa vale per i test di tossicità: è chiaro che sostanze diverse abbiano effetti diversi sulle varie specie a seconda del loro metabolismo e di molti altri fattori. Per ogni sostanza esisteranno alcune specie che reagiscono allo stesso modo e altre in modo completamente differente, ma per sapere effettivamente quale sarà l’effetto sull’essere umano bisognerà sperimentarla su quest’ultimo, rendendo così completamente inutile qualunque esperimento precedentemente effettuato su un animale. La vivisezione non serve neppure a fornire una prima indicazione di base, prima che le sostanze giungano agli esseri umani: la stricnina, ad esempio, è un potentissimo veleno per gli uomini e per i cani, mentre è totalmente innocua per le cavie, le scimmie e i polli.

Alcuni altri esempi eclatanti:

 

Sostanza  Effetto

Amanita

Phalloides

 

 Velenosa per l’uomo

 Innocua per il coniglio

Morfina

 

 Tranquillante per l’uomo

 Eccitante per i cavalli* e i gatti. Provoca convulsioni nei topi

 *Le sostanze usate per il doping dei cavalli durante le corse sono a base di morfina.
 Il cavallo la espelle col sudore e al controllo anti-doping non risulta niente

Mandorle

 

 Innocue per l’uomo

 Velenose per volpi e polli

Digitale

 

 Rimedio per le malattie cardiache nell’uomo

 Provoca gravi e mortali ipertensioni nei cani.

Talidomide

 

 Teratogena per l’uomo

 Innocua per ratti e topi

Arsenico

 

 Mortale per l’uomo

 Innocuo per le pecore

Cicuta

 

 Ha ucciso Socrate

 Innocua per capre, pecore, cavalli

 

La vivisezione fornisce dati sbagliati anche nel campo degli agrochimici, degli additivi alimentari, dei coloranti, ecc. Basti ricordare i pesticidi cancerogeni che hanno intossicato ed intossicano le derrate alimentari, o gli additivi che favoriscono processi tumorali: tutti prodotti derivanti dalla vivisezione.

 

8. Allora perché si fa vivisezione?

Per ragioni economiche e legali. Questo metodo consente di mettere in commercio qualsiasi prodotto chimico con estrema facilità e quindi di aumentare gli introiti delle case farmaceutiche.
Per legge i produttori sono obbligati a testare qualunque sostanza o farmaco nuovo, ma la legge permette di commercializzare un prodotto che su animali ha avuto effetti nocivi. La sperimentazione animale fornisce così una comoda (ma dannosa per noi) tutela giuridica alle aziende farmaceutiche. Ad esempio quando vennero messe in commercio delle sostanze che avevano provocato cancro vaginale a tutti gli animali usati nella sperimentazione, la Wellcome si giustificò dichiarando: “Questi test, obbligatori per ottenere le autorizzazioni alla vendita del prodotto, non permettono di stabilire il minimo parallelo con l’uomo” (AAVV, Le Provençal, 18/12/89).

Per motivi di carriera: con gli esperimenti su animali si possono produrre facilmente molti articoli da pubblicare sulle riviste scientifiche, e più articoli si pubblicano (anche se di irrilevante portata scientifica), più rapida sarà la carriera del ricercatore.

Per inerzia: è difficile cambiare il modo di pensare di chi ha sempre creduto che questa fosse la sola strada possibile, soprattutto quando dietro c’è l’enorme cifra d’affari generata dal mercato della salute e della cosmetica. Nelle università spesso si fa vivisezione perché “si è sempre fatto così”!

 

9. Ma senza questo tipo di ricerca perderemmo molti posti di lavoro!

È stato l’argomento dell’industria farmaceutica tutte le volte che abbiamo lanciato una nuova iniziativa contro la vivisezione: noi abbiamo perso, loro hanno licenziato comunque! I licenziamenti sono dovuti alle fusioni delle imprese e ad altre ragioni economiche. Abolire la vivisezione significa invece dare più spazio alle nuove metodologie e significa anche offrire nuove opportunità ai ricercatori che vorranno sfruttare e approfondire queste conoscenze con ricerche e scambi internazionali. Anche all’estero esistono forti movimenti contro la vivisezione che già si oppongono ai laboratori locali e a quelli che già oggi si trasferiscono dalla Svizzera per sfruttare manodopera a basso costo, indipendentemente dagli animali. La perdita di competitività sul mercato nazionale e internazionale non è a rischio se si offrono solide opportunità, si resta all’avanguardia e si abbandona questo metodo vecchio e inaffidabile.

 

10. Essere contro la vivisezione vuol dire essere contro i farmaci?

Essere contro la sperimentazione sugli animali vuol dire essere contro questo modo di testare i farmaci e di fare ricerca in tutti settori. Le scelte terapeutiche sono individuali, anche se bisognerebbe evitare di finanziare coloro che vivono sulla sofferenza degli animali. E’ importante informarsi sui prodotti da boicottare, sulle terapie naturali più serie ed efficaci, così come sui farmaci preziosi per la nostra salute e su quelli che presentano gravi effetti collaterali.

 

11. Ma se non si sperimenta sugli animali, bisogna sperimentare sull’uomo?

È falso! Anzi, proprio perché ogni specie animale reagisce in maniera diversa, i vivisettori sono obbligati a sperimentare comunque anche sull’uomo tutte le sostanze sperimentate su animali. La situazione attuale è tale che, anche se una sostanza uccide tutti gli animali su cui è stata sperimentata, deve obbligatoriamente essere sperimentata comunque sull’uomo (volontari sani, pazienti negli ospedali, giovani alla ricerca di facili guadagni).
La sperimentazione sull’uomo andrebbe anch’essa rifiutata per ragioni etiche: soltanto il cinismo di chi è abituato a torturare animali può ammettere di usare l’uomo come cavia. Ci sono anche ragioni scientifiche: per esempio test su carcerati hanno dato risposte differenti rispetto a test su cittadini liberi, perché le condizioni di vita influiscono in modo determinante sul risultato dell’esperimento! Quindi, la comunità scientifica internazionale riconosce come NON valido sperimentare su uomini se questi vivono in condizioni artificiali (come può essere un carcere), ma riconosce come valido e obbligatorio per legge usare animali che sono di specie animali diverse, che si ammalano di malattie differenti e che vivono comunque anch’essi in condizioni artificiali all’interno dei laboratori. La vera ricerca, oltre che coi metodi sostitutivi che non richiedono animali, è effettuata attraverso lo studio delle malattie umane, tramite i moderni strumenti di analisi non invasivi o attraverso le autopsie e le biopsie.

 

12. Esistono metodi di ricerca che non richiedono l’utilizzo di animali?

Sì, ce ne sono molti. Parecchi di questi metodi sono più economici della vivisezione, come ad esempio le colture di cellule (tessuti o organi umani) in vitro. In questo caso la materia prima si può reperire gratuitamente nelle sale operatorie di tutto il mondo: tessuti umani asportati mediante operazioni chirurgiche o placenta post-parto, invece di essere gettati o inceneriti, potrebbero fornire un ottimo materiale di ricerca. Ci si può avvalere anche di simulazioni al computer in grado di riprodurre le reazioni dell’organismo umano a determinate sostanze. O anche l’epidemiologia, che studia la frequenza e la distribuzione delle malattie mettendole in relazione agli stili di vita e all’ambiente. Studi di questo tipo hanno ad esempio permesso di riconoscere la maggior parte dei fattori di rischio delle malattie cardiocircolatorie, quali l’ipertensione arteriosa, il fumo, il sovrappeso, l’ipercolesterolemia. Ci sono anche tecniche nuove che permettono di sostituire i test sugli occhi dei conigli con le lacrime umane e molti altri test ancora più sofisticati.

 

13. Perché questi metodi non sono impiegati come meriterebbero?

Perché i vivisettori non li sanno utilizzare e perché l’industria chimica dovrebbe riciclare sia il personale sia gli impiegati, e questo costerebbe denaro. È per questo che coloro che traggono profitto dalla vivisezione dicono che questi metodi sono insufficienti e che la sperimentazione sugli animali non si può sostituire. Si tratta quindi di una questione economica. Queste persone tacciono su fatti evidenti e acquisiti da tempo: per esempio che in tossicologia e in teratologia delle sostanze chimiche gravemente nocive per l’uomo, possono essere identificate soltanto attraverso culture di tessuti umani e non lavorando su animali. Sono gli sperimentatori stessi a non credere nella validità dei test da loro effettuati, come dimostrano numerose testimonianze, tra cui: “E' impossibile fornire regole generali affidabili per la validità dell'estrapolazione dei dati da una specie ad un'altra. La regola va definita per ogni singolo esperimento, e spesso può essere verificata solo dopo le prime prove sulla specie target”. (Manuale della Scienza degli Animali di Laboratorio - Handbook of Laboratory Animal Science, 1995). Perciò se li eseguono ugualmente significa che per loro è semplicemente più conveniente.

 

14. Cosa ne pensano i medici?

Vi sono opinioni diverse, ma si constata sempre più una presa di coscienza da parte di molti medici che si rendono sempre più conto dei gravi rischi causati dai prodotti derivanti dalla vivisezione e prescrivono ai loro pazienti farmaci meno dannosi e più efficaci. Bisogna tenere presente che molti medici durante i loro studi hanno ricevuto una formazione totalmente favorevole alla vivisezione e rimettersi in discussione non è sempre facile. Molti ricercatori di fama internazionale, direttori di ospedali, professori universitari, chirurghi, oncologi, ecc… lavorano con noi per informare sui danni della vivisezione ed aiutarci ad abolirla.

 

15. E le manipolazioni genetiche?

Tramite l’utilizzo integrato di biochimica, microbiologia e ingegneria, dal 1973 l’uomo è capace di manipolare direttamente le molecole della vita: è capace di creare microorganismi, vegetali o animali non esistenti in natura. Suini e scimmie manipolati geneticamente per "assomigliare di più" all'uomo sono pronti per diventare donatori d'organi da utilizzare in trapianti interspecie (da animale all'uomo) comunemente definiti Xenotrapianti. Con l’avvento dell’ingegneria genetica si sta cercando di creare animali che, possedendo geni umani, possano ingannare il sistema immunitario del paziente e di fargli quindi “accettare” l’organo animale geneticamente manipolato oppure possano simulare malattie umane che non si sviluppano negli altri animali.

Sono vari i motivi di preoccupazione riferiti a queste tipologie di manipolazioni genetiche: gli animali manipolati geneticamente saranno soltanto leggermente più simili all’uomo ma continueranno a sviluppare malattie e a reagire alle sostanze chimiche in maniera diversa rispetto all’uomo. Il trapianto di organi animali nell'uomo permette a malattie infettive e virus di saltare le comuni barriere difensive umane come la pelle o il tratto gastrointenstinale. Uno xenotrapianto, e la collegata potenziale trasmissione di virus, avviene su un paziente che ha le difese immunitarie azzerate (per evitare il rigetto) ed è quindi impossibilitato a difendersi. In qualsiasi xenotrapianto avviene in qualche modo una "migrazione delle cellule" con una veloce diffusione attraverso il flusso sanguigno. Il paziente cui viene trapiantato il fegato di un animale, avrà cellule di animale insediate nella pelle, nel cuore, nel naso ed in molti altri organi, con conseguenze imprevedibili! La manipolazione genetica su animali sarà il futuro della vivisezione. Opponiamoci fin d’ora a queste aberrazioni!

 

Cosa possiamo fare concretamente?

Usare prodotti non testati su animali.

Scegliere con attenzione i destinatari delle donazioni ad associazioni per la ricerca medica: in molti casi parte del denaro viene utilizzato per finanziare ricerche che utilizzano animali.

Partecipare alle manifestazioni e alle campagne di protesta organizzate dalle varie associazioni animaliste, collaborare o organizzare stand informativi nella vostra regione, scrivere lettere ai mezzi di informazione o alle autorità, ecc.

• Informarsi ed informare. Distribuire giornali e volantini, organizzare conferenze o eventi di sensibilizzazione sul tema nelle scuole o in altri luoghi pubblici, chiedendoci un relatore esperto o materiale.

 

Per informazioni contattateci al numero +41 (0)91 970 19 45 da lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 17.00 o scriveteci una e-mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il movimento antivivisezionista ha bisogno anche di voi: bisogna unirsi per essere sempre più forti.

Chi, oggi, non ha mai sentito o visto come vengono prodotte le pellicce?

Di campagne su questo tema negli ultimi anni se ne sono fatte parecchie, eppure girando per i centri città quante donne impellicciate vediamo ancora passeggiare, noncuranti del fatto che sono complici della morte di milioni di animali ogni anno!

 

Ribadiamo ancora una volta come vengono prodotte le pellicce:

 

Da allevamento

È il primo argomento di difesa che avanzano i sostenitori delle pellicce quando le si attacca. Ma cosa significa “da allevamento”? Che questi animali vengono rinchiusi in anguste gabbie di rete metallica causa di dolorose lacerazioni alle zampe ed esposti alle rigide temperature invernali per infoltirne il pelo. Dal punto di vista della salute mentale (spesso sottovalutata) è, se possibile, ancora peggio: si tratta di animali selvatici, che in natura vivono in ampi spazi ed in maniera solitaria, mentre in allevamento sono costretti ad una coabitazione forzata con evidenti conseguenze di malessere che arrivano fino all’automutilazione ed alla morte.

Dalle trappole

Catturati in natura, agli animali selvatici vittime delle tagliole spetta una lenta agonia prima di morire, perché solo il 15% degli animali muore sul colpo e questo avviene anche nelle cosiddette trappole “umane” che di umano non hanno assolutamente nulla. Senza contare che spesso nelle trappole cadono animali inutilizzabili dal punto di vista della produzione di pellicce e che finiscono quindi gettati come fossero spazzatura.

 

CONCLUSIONI

Da qualsiasi parte arrivi, la pelliccia non può essere accettata da un punto di vista etico. Stiamo parlando di uccidere altri esseri viventi per sfizio e non per necessità!
Non nascondiamoci dietro l’esempio di popolazioni che vivono in condizioni climatiche estreme e a stretto contatto con la natura, qui si sta parlando della nostra realtà, dove portare la pelliccia è solo una scelta personale dettata da molte ragioni tranne quella della sopravvivenza. Certo da noi non è più una necessità neppure mangiare la carne, e infatti noi sosteniamo la scelta veg. Resta il fatto che dire no alle pellicce è senza dubbio più semplice che non cambiare un’abitudine radicata come l’alimentazione. Questo non significa essere ipocriti, significa iniziare dalle cose più semplici, fare un primo passo importante. Chissà, forse qualcuno poi amplierà il discorso scegliendo un’alimentazione vegan, noi lo speriamo.
Ad ogni modo a ciascuno spetta il compito di misurarsi con la propria coscienza e con i propri limiti, ma non bisogna rinunciare ad iniziare da qualche parte con la scusa che "tanto gli animali da sempre vengono uccisi dall’uomo”. Con questo argomento potremmo legittimare ogni forma di sfruttamento, e non solo verso gli animali.

 

SOLUZIONI

La moda la facciamo noi, con la forza delle nostre idee ed il potere di consumatore che ogni cittadino possiede. Opponiamoci a prodotti che causano sofferenza ad altri esseri viventi, non compriamoli. 
È così semplice non acquistare pellicce quando abbiamo a disposizione molti altri tessuti per scaldarci…..semplicemente, FACCIAMOLO!!

Per quanto concerne invece il cuoio, la lana, la seta e i piumini vi consigliamo di visitare questo sito: www.vegfacile.info/vestire-vegan.html

 

Ogni anno, i grandi circhi svizzeri percorrono l'intero paese, con al seguito il loro serraglio. Luci, colori, musica e allegria .... ma nelle gabbie e sotto i tendoni, il monotono andirivieni dei grandi felini, l'ossessivo dondolio di elefanti e orsi e le urla delle scimmie denotano un forte disagio.

Gli animali nei circhi vivono in uno stato psicologico terribile: isolati dal gruppo, reclusi a vita, lontani dal loro ambiente e dal loro clima, sottoposti a continui viaggi e lavori ripetitivi, non possono seguire gli istinti e gli schemi sociali propri ad ogni specie. Animali abituati in natura a percorrere vari chilometri al giorno, vengono segregati in gabbie di pochi metri e spesso questo li porta alla pazzia e non di rado alla morte. Non vorremmo addentrarci nel tema degli addestramenti crudeli a base di botte, frustate e scariche elettriche: i grandi circhi svizzeri ovviamente dicono di non impiegarli (?), ma i circhi che sfruttano animali sono tanti, di varie dimensioni e professionalità, e non è escluso che anche da noi ci siano casi di abusi di questo genere. Il personale circense, puntualmente intervistato dai mass media, dichiara di amare i propri animali e di trattarli con la massima cura e dedizione. Sicuramente faranno il possibile per non rovinare e perdere degli "strumenti di lavoro" sui quali hanno investito molto tempo e denaro. Ma quanto amore e quante cure possono compensare il bene più prezioso per animali e umani, e cioè la libertà?

Si portano volentieri i bambini al circo per vedere gli animali esotici, ma lo spettacolo di animali prigionieri che camminano avanti e indietro o sdraiati svogliatamente nelle gabbie, è diseducativo oltre che estremamente triste: mostra ai bambini un'immagine distorta della natura e l’arroganza prepotente dell’uomo sugli altri esseri viventi che non hanno possibilità di difendersi. Sono molto più didattici una salutare passeggiata in un parco naturale o un buon documentario che mostrino gli animali liberi, nel loro ambiente naturale.

 

Ogni anno ATRA organizza una manifestazione pacifica e colorata,con travestimenti di animali e volantinaggio, nel centro di Lugano: lo facciamo qualche settimana prima dell'arrivo del circo, per informare la popolazione e magari anticipare l'eventuale acquisto dei biglietti. Questa manifestazione non è indirizzata solo al circo Knie, ma contro tutti gli spettacoli che fanno uso e abuso di animali.
 

Lo scopo è quello di sensibilizzare la gente sulle condizioni degli animali detenuti e ridicolizzati con spettacoli che impongono comportamenti non conformi alla loro natura, nonché quello di promuovere una tradizione circense autentica, senza schiavi nelle gabbie, ma basata esclusivamente sulla bravura, l'abilità e la maestria di artisti umani. Un circo "umano" in ogni senso, rispettoso della vita, come lo sono ad esempio il "Cirque di Soleil" (circo canadese conosciuto a livello internazionale), il "Cirque Ronaldo" (belga), il "Cirque Baroque" (francese) ed altri.

Pertanto W IL CIRCO ... MA SENZA GLI ANIMALI perché il circo sia solamente arte e non tortura.